Gli Heat dominano a Boston e volano alle Finals, onore ai Celtics. (Debriefing Post Gara 7 Celtics-Heat)

Heat Nation this is for you!

Gli Heat dominano a Boston e strappano il biglietto per le Finals, ad attenderli i temibili Denver Nuggets.

Onore però ai Celtics, che malgrado non aver completato quella che sarebbe stata una rimonta storica, hanno reagito da vera squadra dopo gara 3 e per questo meritano solo rispetto. Miami comincia la gara con la buona attitudine sta volta e non si lascia mettere i piedi in testa da Boston, che dai primi minuti capisce che contro questi Heat la serata non sarà così facile. Sin dai primi minuti della partita é Gabe Martin il migliore per Miami,  alla fine del primo tempo é a 14 punti e 7 rimbalzi. Principalmente grazie a lui Miami allunga più volte su Boston.

Dall’altra parte Tatum si fà male nei primi minuti di gara e questo purtroppo ha condizionato il resto della sua partita. Boston continua ad attaccare ma di fronte ha un Heat ben posizionato ed aggressivo, pure in difesa fanno fatica a contenere i giocatori di Miami che grazie alla loro precisione al tiro fanno molto male. Basta leggere le percentuali al tiro da tre punti delle due squadre a fine primo tempo: Miami ha tirato da tre con il 50% di riuscita (8/16 tiri), mentre Boston con il 19% (4/21 tiri). Piccolo spoiler, a fine gara Miami avrà la stessa percentuale da tre del primo tempo, i Celtics invece non riusciranno a migliorare di molto (24%).

Miami ha tenuto sotto controllo il resto della gara, anche perché il suo miglior giocatore è tornato a rispondere presente, Jimmy “Buckets” ne ha segnati 17 nel secondo tempo, aggiornando il suo bottino finale che é stato di 28 punti, 6 assist e 7 rimbalzi. Boston allora gli é sembrato di sbattere contro un muro e piano piano ha ceduto, a parte un buon Derrick White da 18 punti, non ha avuto abbastanza armi per tornare in partita. Gli uomini di Spoelstra quindi riescono nell’impresa e per loro è una grande rivincita dopo la gara 7 dell’anno scorso persa in casa contro gli stessi Celtics.

Gli Heat sono “finalmente” campioni della Eastern conference e Jimmy Butler è stato eletto MVP di questa serie, anche se lui non é sembrato per nulla soddisfatto. Ora ad attenderli é il mostro finale con più teste, i Nuggets di Jokic ed amici, ma per ora concediamo a questi eroici Heat il diritto di sorridere e sognare.

Boston pareggia la serie contro Miami in una gara 6 surreale. (Debriefing Post Gara 6 Heat-Celtics)

In una partita surreale, Boston riesce a pareggiare la serie contro Miami ed ora è ad un passo per completare una rimonta storica. Derrick White è diventato l’eroe di Boston per una notte, a quasi tre secondi alla fine è riuscito a segnare un rimbalzo offensivo regalando alla sua squadra la vittoria di un punto. 

Incredibile, più che una partita é stata una montagna russa. Ma cominciamo torniamo indietro di qualche ora. In questa gara 6 i Celtics devono sopravvivere al “White Hot”a Miami se vogliono guadagnarsi gara 7. L’inizio di gara è stato equilibrato tra le due squadre, stavolta e alla buon’ora è Jaylen Brown a guidare la i C’s con 10 punti a fine primo quarto, con un buon 5 su 6 dal campo, dall’altra parte per gli Heat ha risposto Caleb Martin. A quattro minuti dalla fine del primo tempo Boston spicca il volo e inizia ad allungare su Miami, una giocata marca questo momento: l’alley-oop di Tatum per Williams, che segna con una magnifica schiacciata. Qualche secondo dopo Butler perde l’ennesimo pallone e Boston punisce creando un distacco di 11 punti. Ma Miami riuscirà ad accorciare prima della fine del secondo quarto. L’inizio del terzo quarto è molto difensivo e per entrambe le squadre è difficile segnare, ma man mano che i minuti scorrono gli Celtics sono più aggressivi in entrambi i lati del campo. L’ultimo quarto comincia con Boston avanti di cinque punti, ma non riuscirà a sbarazzarsi di Miami che cerca di rimanere incollata soprattutto grazie ad un Duncan Robinson scatenato.

Nei minuti successivi le due squadre si sorpassano in continuazione come delle macchine da corsa fino all’ultimo minuto nel quale Boston è avanti di 4 punti. Game finished? Not yet, Playoff Butler ha altri progetti, segna un lay-up  subendo il fallo e dal dischetto non sbaglia. Ora Boston è avanti di un solo punto, game on, Tatum sbaglia il possesso e lascia a Miami la possibilità di chiudere la gara. Trenta secondi alla fine, gli Heat giocano subito il contrattacco, la palla arriva a Robinson che ha la possibilità di uccidere la partita…Ma sbaglia. Gli Heat fanno subito fallo per non permettere ai C’s di far correre il cronometro. I Celtics sono avanti di due punti stavolta e mancano 9 secondi, la palla è per Butler che corre verso l’angolo destro per tirare da tre punti e subisce il fallo da Horford: tre liberi e la possibilità di portare avanti Miami! Jimmy dalla lunetta non trema e gli segna tutti, Miami conduce di un punto e Coach Mazzulla chiede il Time-out, mancano tre secondi alla fine. Nella faccia di alcuni giocatori dei C’s si può intravvedere quasi la rassegnazione, ma la gara è tutt’altro che finita. Tre secondi alla fine, Derrick White pronto per la rimessa, il destino vuole però che sia lui a salvare i suoi. Tatum e Brown sono raddoppiati, Smart sbuca e riceve la palla, non ha tempo si gira dall’arco e lascia andare il tiro da tre punti. Qui il tempo sembra fermarsi, la palla sbatte contro entrambi i lati del cerchio e viene sputata fuori, qui spunta Derrick White dal nulla e grazie a pochi decimi di secondo appoggia la palla al vetro e segna il canestro della vittoria.

Boston vince una gara nel modo più inaspettato e Miami nel peggiore prima di una gara 7. Finisce cosi una partita che ha racchiuso più partite, martedì Boston avrà la possibilità di completare l’impresa e scrivere la storia.

Boston forza gara 6 vincendo in casa. Ora per gli Heat la partita di domenica sarà come una gara 7 (Debriefing Post Gara 5 Celtics-Heat)

I Celtics non ne vogliono sapere di mollare la presa e battono ancora Miami in questa serie che si sta completamente ribaltando. Stavolta è stato al TD Garden, in un altro win or go home per i vice campioni Nba. Il risultato è stata un’altra gara dominata da parte dei C’S, che come cani bastonati hanno cominciato a mostrare i denti, attaccando bene dai primi minuti di gara e soprattutto tornando a difendere come sanno fare. E gli Heat ne hanno di nuovo risentito ieri sera, subendo senza sosta canestri su canestri. I Celtics hanno riacquistato fiducia soprattutto grazie alla loro precisione al tiro, mettendo a segno 16 triple in questa gara 5. Un fattore importante di questa vittoria dei Celtics è stato Derrick White, di solito quand’è in forma Boston vince le partite, infatti 24 punti per lui, con un chirurgico 8 su 11 dal campo. Senza dimenticare la buona prestazione di Jason Tatum (21 punti/11 assist/8 rimbalzi) e la buona difesa di Aaron Horford (11 rimbalzi). 

Per gli Heat è stata un altra gara complicata, le sue star non hanno brillato (Jimmy Butler solo 16 punti) e l’assenza di Gabe Vincent ha complicato ancora di più le cose. Ora gara 6 a Miami sarà per Butler e compagni come una gara 7, contro questi Celtics in piena fiducia e con nulla da perdere, la battaglia sarà più mentale e si giocherà innanzitutto nella testa dei floridiani. Vedremo se sarà la volta buona per Miami, oppure se assisteremo alla storia con una gara 7 mai vista prima.

Boston batte finalmente Miami e forza gara 5, mai dire mai o é solo l’inizio dei rimpianti per i Celtics? (Debriefing Post Gara 4 Heat-Celtics)

Boston stavolta batte Miami fuori casa e forza gara 5. I Celtics cercano di sopravvivere contro questi Heat che fino ad ora sembravano quasi imbattibili. Finalmente Mazzulla e i suoi hanno proposto il loro gioco in questa gara 5 e i canestri sono entrati. Come se Boston improvvisamente avesse compreso il trucco e sia riuscita a sbloccarsi aggiustando i tiri e tornando ad essere aggressiva in area. 

I C’S infatti ha cominciato subito forte, nel primo tempo fanno male da tre punti (9 triple). Non a caso terminano la partita con il 40% a tre punti, contro un insufficiente 25% degli Heat. Boston ritrova il suo gigante Al Horford, buona prestazione per lui che termina con 12 punti, 4 assist e 7 rimbalzi. E il suo leader, Jayson Tatum, in ottima forma: 33 punti, 7 assist e 11 rimbalzi. Anche Marcus Smart, Jaylen Brown e Derrick White fanno il loro lavoro. I Celtics ritrovano il loro gioco, fanno girare la palla e prendono le giuste decisioni. Questo ha ridotto il numero di palle perse cui ci ha abituati Boston in questa serie ed ha impedito dunque agli Heat di segnare punti facili, imponendo il loro ritmo. Pure la difesa è stata presente, grazie ad un bel schieramento a zona che ha complicato la vita all’attacco degli Heat. 

Per questi ultimi c’è stato il ritorno di Jimmy “Buckets” Butler, dopo una modesta gara 3, ieri sera ha dovuto prendere le cose in mano ed è stato il migliore dei suoi: 29 punti, 5 assist e 9 rimbalzi. Ma abbiamo visto una Miami che ha forzato le cose rispetto alle gare precedenti e ha perso molti palloni. In gara 5 valuteremo la gravità di questa debole prestazione degli Heat, per quanto riguarda i Celtics, saranno in grado di restare a galla?

I Nuggets vincono pure gara 4 e volano alle Finals 2023, sono nella storia!

É fatta per i Denver Nuggets, rivincita compiuta contro i Lakers e accesso alle finali Nba per la prima volta nella loro storia. Quella di Denver é stata una serie dominata dall’inizio alla fine, ovviamente senza nulla da togliere ai gialloviola che malgrado il resultato escono a testa alta. Lebron James é stato strepitoso e in situazioni simili non sa deludere: 40 punti, 9 assist e 10 rimbalzi.

Ma non ha bastato per i Lakers perchè Jokic dall’altra parte é stato ingiocabile, un mago che ha realizzato l’impossibile con la sua ottava tripla doppia in questi Playoffs. Dietro poi si sono aggiunti gli altri: Murray con 25 punti e una prestazione cruciale di Aaron Gordon che insieme alla solida difesa aggiunge 22 punti, 5 assist e 6 rimbalzi. Ma numeri a parte i Nuggets hanno vinto e impressionato, una squadra compatta e ben organizzata che non possiamo che considerare la favorita quest’anno per vincere il titolo Nba. Domani si giocherà la seconda gara 4, ma con un altro contesto e un altra storia, Miami-Celtics potrà bastare per conoscere la seconda finalista delle finali Nba 2023.

Si vedrà se Miami chiuderà i conti con Boston, intanto Denver puo godersi la vista dal trono dell’Nba.

Gli Heat dominano I C’S in casa ed ora sono ad un passo per le Finales

A Miami gli Heat dominano i C’S vincendo pure gara 3 e ora vedono le Finales più vicine rispetto al previsto.

La risposta attesa da Boston non si è fatta vedere, anzi quella che abbiamo osservato è un’altra dimostrazione di dominio dalla parte di Miami. Ormai in quel di South Beach gli unici a voler partire subito in vacanza non sono certo i padroni di casa, che cominciano forte dal primo minuto, prima di far subire ai Celtics la più grande sconfitta a livello di punti nella loro storia dei Playoffs (e non parliamo di una breve storia). Per Boston è innanzitutto un’ umiliazione, una squadra che è stata assente, un pugile che di colpo abbassa le braccia e si fa mettere KO.

Il miglior marcatore dei Celtics è stato Jayson Tatum con 14 punti, dietro a un quasi assente (come per il resto della serie) Jaylen Brown, con i suoi 12 punti in 27 minuti giocati. Pure Prayton Pritchard ha concluso con 12 punti, ma in solamente 12 minuti giocati: questo descrive il debole apporto di Jaylen Brown e il debole impatto offensivo che offrono i titolari di Boston. Dalla parte di Jaylen Brown e Jayson Tatum poi non te lo aspetti, da coloro che dovrebbero rispondere presente e portare sulle loro spalle la squadra. Nemmeno Derrick White, che era solito essere l’eccezione e la risorsa per Boston, per lui solamente 9 punti nei 27 minuti giocati. La panchina che era solita essere decisiva o almeno di sostegno per Boston é stata poco d’aiuto ieri sera, tra tutti il sesto uomo dell’anno Malcolm Brogdon, che utilizzato 18 minuti non ha segnato nemmeno un punto. Dall’altra parte per i giocatori degli Heat, segnare è stato come centrare un lago con dei sassolini, in questo caso c’è stato un lavoro di squadra nel quale tutti si sono divertiti. Jimmy Butler non spettacolare? No worries, Gabe Vincent ha fatto uscire la sua miglior partita di sempre ai Playoffs (o almeno per punti realizzati): per lui 29 punti, con un ottimo 66,7% da tre punti. Ma non é stata la miglior percentuale da tre per gli uomini di Spoelstra, un altro giocatore ha risposto presente per Miami, come sta facendo da qualche giorno d’altronde: Duncan Robinson ha bruciato la rete dei Celtics, per lui 22 punti, 4 assist e un quasi 72% dall’arco.

Gli Heat giocano meglio, sono più organizzati, più efficienti e soprattutto ben allenati. L’esperto coach degli Heat Erik Spoelstra é uno che conosce bene la post-season , non a caso quest’anno è diventato il quinto coach più vincente nella storia dei Playoffs. Già da qualche anno e da qualche titolo (2) vinto con Miami, Spoelstra è un master per quanto riguarda letture di gioco e aggiustamenti durante la partita. Queste capacità giovano per la sua squadra e fanno male agli avversari, chiedetelo ai Bucks oppure ai Knicks che ne ha lasciato le penne nei primi turni di Playoff.

Insomma é nei momenti come questi che i tosti cominciano a giocare e per una squadra piena di Undrafted players come Miami, la voglia di dimostrare a tutti il proprio valore non manca affatto. Ma se domanderete il parere a Jimmy per la qualificazione, vi risponderà alla Kobe “The job is not finished yet”, non ci resta allora che attendere perchè probabilmente sarà solo questione di tempo.

I Nuggets salgono in cattedra contro i Lakers forzando la terza vittoria di fila (Debriefing Post Gara 3 Lakers-Nuggets)

Dopo gara 3 vinta da parte dei Nuggets alla Crypto Arena, Denver si trova a condurre 3 a 0 i Lakers in questi finali della western Conferance.

Nelle puntate precedenti abbiamo assistito a dei buoni scontri tra le due squadre, ottima intensità, dei botta risposta spettacolari. Malgrado Denver avesse vinto gara 1, con un Jokic da gala, le due squadre si sono affrontate a muso diretto e c’è stato molto equilibrio. Cominciavamo pure ad immaginarci una gara 7 titanica, ma in gara 2 abbiamo intravisto una squadra giocare meglio e dominare l’altra: I Denver Nuggets, che presto smetteremo di nominare “Outsiders” . La squadra del Colorado ne ha fatti di tutti i colori in gara 2, nel buon senso del termine. Nonostante una buona ripartizione offensiva da parte dei Lakers, i Nuggets erano più dominanti, guidati soprattutto da uno scatenato Jamal Murray (37 punti,10 rimbalzi e 5 assist). Per spiegare meglio la sua leadership in attacco, basterebbe un dato: da solo ha segnato 23 punti nel quarto periodo (6 su 7 al tiro), mentre il resto della sua squadra 9 punti.

Per il Lakers ha pagato la mancata precisione dall’arco (3 su 9 tentativi), segnata pure da una debole prestazione da parte del suo leader Lebron James.

Gara 3 diventa una gara da non sbagliare per i Lakers, uno perchè giocano in casa, due perché vorrebbe dire essere sotto di 3 a 0 contro una squadra come i Nuggets, che se sente l’odore del sangue non perdona. I nuggets attaccano subito forte e osservando la loro aggressività sembra che siano i Lakers  a condurre 2 a 0 la serie, Denver è addirittura avanti di 12 punti a fine primo quarto. I Lakers aggiustano il colpo nel secondo quarto e prendono il controllo della situazione, nel terzo quarto si trovano in vantaggio sui Nuggets per la prima volta della gara. I Nuggets sembrano avere 7 vite, rispondono sempre ai colpi dei gialloviola, soprattutto con un Murray ancora in fuoco: Segna da tre punti, midrange con spin moves e addirittura un floater su una gamba sola. La sua squadra resta in controllo della situazione, lucida e soprattutto continua a giocare dannatamente bene. I Lakers a parte il buon terzo quarto di James e Reeves si trovano in difficoltà nel quarto periodo, iniziano a perdere diversi palloni e in difesa non possono fare molto di fronte ai colpi dei Nuggets che arrivano letteralmente da qualsiasi posizione. Oltre a Murray, Porter Junior e Jokic se ne aggiunge un altro come Caldwell-Pope, un arciere di fiducia. Senza parlare di un Jeff Green versione Benjamin Button, ancora capace di segnare e stopparti Harchimura. Oppure di un buon Bruce Brown dalla panchina, con i suoi onesti 15 punti e 5 assist. 

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Non è però tutto da buttare per i Lakers che hanno combattuto con i loro mezzi, a parte la poca concentrazione e precisione in diversi momenti della gara. Il migliore dei gialloviola è stato ovviamente Anthony Davis, in certi momenti sembrava l’unico a poter rispondere a questi Nuggets, sia in attacco che in difesa, ottima partita per lui: 28 punti e 18 rimbalzi. Ma non basta a battere questa Denver che sembra un esercito in missione, motivati e con  una forte fiducia nei loro mezzi. Il fattore fondamentale per i Nuggets é stato il tiro, sia di media distanza che quello da tre punti (41,5% rispetto al 31,3% dei Lakers). Questo si traduce in più punti e meno fatica per Denver, perché vuol dire battagliare meno in area avversaria. 

Per i Lakers dunque diventa molto dura ritornare a galla in questa serie, in gara 4 bisogna assolutamente vincere nonostante le deboli possibilità di portare a casa la serie. Ma mai dire mai finchè in squadra hai un certo Lebron James (Aka rimonta finali 2016). Questo martedì in gara 4 i gialloviola dovranno essere ottimi e super determinati per poter vincere i Nuggets, che non vedono l’ora di voltare pagina e iscriversi alla storia.

Jimmy “buckets” & company l’hanno fatto di nuovo (Debriefing post gara 2)

I Miami Heat prendono fuoco in queste due prime gare al TD Garden, la casa dei nemici storici: i Boston Celtics. Non sarebbero due partite semplici per qualsiasi squadra, tranne che per gli Heat che espugnano i Celtics a casa loro e si portano a casa due vittorie fondamentali, prima del ritorno a South Beach per il terzo atto.

Gara 2 però non è stata così semplice per gli Heat che si sono trovati di fronte un avversario che voleva a tutti i costi vincere per riprendere il fattore campo. Per la maggior parte del tempo la gara è stata stretta, addirittura Miami s’è trovata sotto più volte durante la gara ma nel 4° periodo, ma gli Heat mettono l’acceleratore e riprendono subito il controllo della gara. Il fattore in più che secondo me Miami rispetto a Boston è quello mentale, di concentrazione. Nel 4° periodo della partita gli star dei Celtics sono stati inefficaci e non hanno risposto presente: Jason Tatum ha fatto 0 su 3 da tre punti, malgrado avesse cominciato bene la partita con due triple nel primo quarto. Nemmeno Il suo assistente offensivo Jaylen Brown ha fatto meglio, per lui solo 1 su 5 dal tiro, di cui 0 su 2 dall’arco. 

Questo ovviamente è costato caro ai Celtics, che dopo le finali dell’anno scorso hanno accentuato la loro discontinuità, con problemi di concentrazione e di leadership durante il money time. E questo non possono permetterselo soprattutto se hanno di fronte degli underdogs affamati come gli Heat, con un coach esperto come Spoelstra che non lascia passare nulla.

La parte debole dei Celtics è stata invece il punto forte degli Heat, nel quarto periodo della gara questi ultimi hanno avuto il 55% di successo al tiro, contro lo scorso 39% di Boston. Con un Butler che è stato risvegliato dal Trash Talking di Grant Williams, un errore da principiante da parte del numero 12 dei Celtics perchè in questo caso é come se avesse risvegliato un drago. Concedetemi l’espressione, Jimmy gli ha mangiato in testa per il resto della gara con un buon 4 su 8 al tiro. Ma il fattore più determinante per l’attacco degli Heat è stato Duncan Robinson, una risorsa preziosa, un arma letale. Uscendo dalla panchina, insieme alla sua voglia di rivalsa, ha aiutato gli Heat a riprendere fiato e a far male alla difesa dei Celtics. Il suo 4° quarto si traduce in 3 su 4 dal tiro, di cui 2 triple, concludendo un ottima gara da 15 punti in 21 minuti giocati.

A questo punto bisogna aspettare la risposta dei Celtics in gara 3 (lunedì 22 maggio), ma per ora gli Heat continuano a confermare la loro solidità e la loro resilienza che li ha accompagnati dal play-in fino ad oggi. Non ci sono troppe alternative per Boston, questi Heat fanno veramente sul serio, se vogliono batterli e avere una chance i Celtics devono mostrare i canini (soprattutto le loro superstar). Devono essere più aggressivi in area avversaria, migliorare il tiro negli ultimi minuti di gare e essere più lucidi. Non c’è più spazio per un altro passo falso, altrimenti si ritroverebbero con le spalle al muro.

Udonis Haslem, uno dei pilastri della “Heat Culture”

Domenica scorsa il veterano Udonis Haslem ha giocato l’ultima gara della sua carriera con la maglia dei Miami Heat, contro gli Orlando Magic. Una partita poi vinta soprattutto grazie ai suoi 25 punti, chiudendo in bellezza una leale carriera durata 20 anni in quel di Miami. Haslem con i suoi 42 anni è il quinto giocatore più anziano a mettere piedi in un parquet NBA. Negli ultimi anni i minuti giocati sono stati davvero pochi ma il contributo dato alla franchigia è stato ( e sarà) notevole. Da qualche anno, c’è chi lo chiama il braccio destro del coach Erik Spoelstra, con il quale dal 2008 ha trascinato gli Heat alla conquista di altri due titoli NBA. 

(Wilfredo Lee / AP)

La sua è quella classica storia tutta The american dream: da giocatore non draftato, decide di partire nel nord della Francia, per giocare per l’Elan Chalon. Dopo la breve ma buona parentesi francese, durata 1 anno, il nativo di Florida torna negli States, perchè a chiamarlo stavolta è il signor Pat Riley dei Miami Heat. Per Haslem è un sogno che si realizza, non solo approda in NBA, ma potrà indossare i colori del suo stato.

Il resto è tanta storia, nel 2006 diventa campione NBA insieme a un’altra leggenda degli heat come Dwayne Wade e del nuovo arrivato Shaquille O’Neal.

La sua esperienza sarà determinante per il gruppo dei Big Three (Wade, Chris Bosh e Lebron James), che insieme saranno campioni NBA per due volte (2012 e 2013). Diventerà pure il migliore rimbalzatore nella storia degli Heat, superando un’altra leggenda di Miami come Alonzo Mourning. Al fianco di Wade, creerà un binomio d’acciaio, da cui nascerà una bella amicizia e tra le migliori azioni della sua carriera. I suoi tiri clutch, la sua solida difesa e la grande leadership hanno contribuito molto a rendere Miami una seria contender per lunghi anni.

(David J. Phillip / AP)

Come Dwayne Wade e Alonzo Mourning, Udonis Haslem è uno di quei giocatori ch’ è stato capace di scrivere la storia e l’identità dei Miami Heat. Grazie alla sua storia fatta di riscatto e di duro lavoro, ha accompagnato tanti giocatori che hanno approdato nella famiglia Heat.

Gli Heat, prima del 2006, erano una squadra sconosciuta a molti e se oggi se ne parla nel tavolo delle grandi dell’NBA è anche grazie a lui.  Come si dice negli stati uniti “if you know you know” e a Miami tutti sanno quanto importante sia stato Udonis Haslem.

Forever Heat.

Austin Reaves, il “Kobe campagnolo”

Alias «The Hillbilly Kobe », il Kobe campagnolo.

Soprannome non completamente azzardato, dato che in una partita al liceo di Cedar Ridge nella sua città natale (Newark), Austin Reaves ha segnato ben 73 punti, in una partita vinta dopo 3 overtime. Nessuno poteva immaginare che in quella partita fosse cominciata la sua leggenda, di grande outsider. E come il suo idolo Kobe Bryant, durante il suo ultimo anno al liceo, riuscì a trascinare la sua squadra al titolo nazionale. Dopo il liceo sceglie di giocare per il college di Wichita State, nel Kansas. Il primo anno sarà molto difficile per lui, una serie di infortuni lo terranno lontano dal campo. Soprattutto uno, alla sua spalla sinistra, per la quale si opererà dopo ben 3 infortuni nell’arco dello stesso anno. L’anno dopo però riuscirà a consolarsi e giocare di più, con cifre però poco impressionanti: 8 punti e 3 rimbalzi a partita

Per lui è il momento di cambiare aria, l’anno successivo si trasferisce all’università dell’Oklahoma, ma a causa di regole NCAA non può giocare. Si sente già l’aria di fallimento, della fine dopo l’ennesimo stop dal quale difficilmente potrà rimbalzare sta volta. Ma Austin non molla e quell’anno si allena duramente per tornare in forma la stagione dopo. L’anima da guerriero che conosciamo oggi nasce in questi momenti duri.

(Foto scattata da Kevin VanEmburgh, sotto la licenza di Creative Commons attribuzione 2.0 generic)

L’anno dopo è determinante per la sua squadra, segnerà il suo massimo contro l’università cristiana del Texas e soprattutto sarà determinante in una rimonta dei suoi sotto di 19 punti, mettendo a segno il tiro decisivo. Se non è perseveranza questa…

Esattamente un anno dopo, il giovane di Newark si dichiara eleggibile al draft, si sente  pronto al grande salto. Ma come sempre non sarà subito rose e fiori per lui: al draft nessuna squadra vuole scommettere su di lui. Ma non sarà la fine perché riuscirà a segnare un contratto two-way con una squadra che ha già avuto a che fare con giocatori simili: I Los Angeles Lakers. Il 22 ottobre 2021, Austin debutta in maglia Lakers contro i Phoenix Suns, segnando 8 punti uscendo dalla panchina. Solo qualche mese dopo il debutto parte nel quintetto contro i Mavericks, segnando 15 punti, 5 su 6 da tre punti, di cui l’ultima é decisiva per la vittoria dei suoi.

Il career high é solo di una settimana fà contra gli Orlando Magic, senza Lebron James segna 35 punti, prende 6 rimbalzi e serve 6 assist. Una prestazione sontuosa da parte del numero 15. E come ciliegina sulla torta ha ricevuto cori da MVP dai suoi tifosi mentre era in lunetta per il tiro libero.

In questo momento viaggia con una media di 10 punti, 3 rimbalzi e 3 assist a partita, con 50% al tiro, 38% da tre punti e oltre l’85% ai liberi. Ma oltre ai numeri la giovane guardia porta intensità e equilibrio ad una squadra di cui ne aveva bisogno. Austin dà il massimo ogni sera, non cerca mai scuse, come confessato qualche settimana fà, per lui è ancora un sogno indossare la maglia della sua squadra del cuore. Perciò, aggiunse che non mollerà un istante sul parchetto e che finchè ne avrà la possibilità darà il massimo per la maglia giallo viola. Nell’ultimo derby giocato contro i Clippers, malgrado la sconfitta Reaves fini’ con 20 punti, segnando tre triple. Nella disperata corsa per l’accesso diretto ai prossimi playoff lui e i suoi Lakers hanno vinto in casa i Phoenix Suns, gli stessi Suns contro i quali Austin ha fatto il suo debutto in NBA. Stavolta però vincendo e finendo in doppia cifra (22 punti) .

L’accesso diretto ai playoff sembra ormai improbabile, ma per combattere ai Play-in i gialloviola potranno contare sulla loro bella scoperta: Austin Reaves, il “Kobe campagnolo”.

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